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PERMANENZA – ogni cosa è impermanente

PERMANENZA – ogni cosa è impermanente
a cura di Erika Lacava
Inaugurazione: giovedì 13 marzo 2025 ore 18.30
Fino al 5 aprile

La mostra PERMANENZA – ogni cosa è impermanente, a cura di Erika Lacava, affronta temi universali ed esistenziali insieme ad argomenti di forte attualità come l’emergenza climatica, la fragilità psicologica ed emotiva, i segni del trascorre del tempo. Venti gli artisti in mostra che hanno declinato il tema secondo la propria poetica personale muovendosi sul confine labile tra stabilità e provvisorietà, evidenziandone la rapidità del cambiamento. In mostra opere di pittura, scultura, fotografia, video arte, installazione e fiber art.Molte le opere sulla natura e sul paesaggio: la profonda unità tra uomo e natura si riflette nelle fotografie di Mauro Pinotti, nell’inserimento di elementi naturali come foglie e fiori nelle opere in plexiglass di Stefi Ranghieri e nelle piccole sculture di Daniela Barzaghi accompagnate da fotografie sulla mutevolezza del territorio. Gli scolorimenti delle fotografie di papiro dell’artista Paola Rizzi fanno riflettere sulla fragilità dell’ecosistema, a cui si unisce la denuncia, in una dimensione onirica e poetica, dello scioglimento dei ghiacciai negli acquerelli scarlatti di Loredana Galante. Matteo Suffritti si collega al tema ambientale con due lavori scultorei in cui gioca con sottile ironia su un assembramento edilizio al limite del soffocamento. Segnano il trascorrere del tempo le radici organiche di Ester Leli, residui di elementi marini e allo steso tempo accenni alla fuggevolezza dell’animo umano. Diventano invece concrezioni materiche i resti di alluminio arrugginiti e corrosi dall’acqua nelle opere di Alessandro Lobino, che fanno riflettere sul dialogo e l’interdipendenza tra naturale e artificiale. Le fotografie a doppia esposizione di Federica Gonnelli impiegano la metafora paesaggistica dello scorrimento del fiume per evocare il cambiamento, allo stesso modo delle nuvole in gesso bianco e azzurro di Gero Canalella. Nascono dal sottile equilibrio tra caos e controllo i lavori in gomma arabica di Antonella De Sarno, che fanno da contraltare visivo alla grande installazione tessile di Michela Cavagna in cui il desiderio di stabilità si alterna a quello di libertà. Metafora per eccellenza dell’evanescenza è il ghiaccio usato da Paola Calcatelli per le sue fotografie, filosoficamente in bilico tra inganno e razionalità. Una tensione che l’accomuna al video di Giulietta Gheller, dove una modella si adagia nei panni di un’odalisca di Ingres per poi romperne la posa.  Anche le Love letters cucite di Simonetta Testa riflettono sulla transitorietà, in questo caso delle relazioni affettive, mentre l’installazione di gusci vuoti di Grazia Gabbini si apre a molteplici interpretazioni, dal rifugio all’abbandono. Daniele Ismaele Cabri denuncia la violenza sulla donna e allo stesso tempo la fragilità dell’animo umano nella sua Butterfly in pelle dipinta, mentre Luce Resinanti offre uno scorcio di quotidianità negli aforismi del suo diario visivo. Lavorano sul corpo con fotografie e interventi di fili di cotone Nadia Frasson, con i suoi autoritratti frammentati in cui si materializzano i segni degli anni, e Oriella Montin con una riflessione sulla memoria e il valore del tempo.


Finissage: lunedi 31 marzo, ore 18.30
Intervengono: Marco De Crescenzo, Gabriella Anedi, Susanna Vallebona

 

BETWEEN ART AND ANTHROPOLOGY. Making communities, reinventing futures

BETWEEN ART AND ANTHROPOLOGY. MAKING COMMUNITIES, REINVENTING FUTURES
a cura di CRISTINA ORSATTI

IN OCCASIONE DI WORLD ANTHROPOLOGY DAY 2025
ANTROPOLOGIA PUBBLICA A MILANO E TORINO 20, 21 E 22 FEBBRAIO, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO BICOCCA

La GALLERIA PREVITALI ARTE CONTEMPORANEA presenta la mostra degli studenti del corso di Antropologia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti Sironi di Sassari e dell’Accademia di Belle Arti di Brera

INAUGURAZIONE  VERNISSAGE:  SABATO 22 FEBBRAIO 2025,  ORE 18.30

FINISSAGE: SABATO 1 MARZO  ORE 18.30  
intervengono: Arianna Catania, Jacqueline Ceresoli, Cristina Orsatti

La mostra è suddivisa in sezioni tematiche Tradizione, Identità, Reinvenzione, Memoria, Corpi Negati, Non luoghi, Pseudonia, Distopia, Comunità utopiche propone l’antropologia come pratica di conoscenza esperta nell’analisi dei contesti e delle relazioni, capace di illuminare il presente per interpretarlo e trasformarlo, con la lente dell’arte, la creatività, l’immaginazione.

L’arte apre riflessioni sugli ambiti più dinamici dell’antropologia contemporanea e reinventa nuovi scenari. In mostra troviamo progetti, dipinti, fotografie, video, sculture di studenti italiani e cinesi incentrati sul pubblico, le comunità, la politica. In scena, con un allestimento site-specific, un tavolo di lavoro, dove confrontarsi sul futuro non definito e aperto al cambiamento. Le opere in mostra sovvertono le barriere tra i generi e culture, convenzioni sociali e culturali, contro i pregiudizi e individualismi, l’io narciso per conoscere l’altro.

La mostra si pone l’obiettivo di promuovere la relazioni  con gli altri rimanendo se stessi nel processo di cambiamento ambientale, sociale e tecnologico.

Dichiara la curatrice: “Mi interessa la trasformazione sociale, la materialità di arte antropologia che si incontrano attraverso gli oggetti, la pratica, il fare, in una relazione di corrispondenza con il mondo animale e vegetale, senza che debbano essere dominati e controllati. Arte e Antropologia sono discipline che possono aprire lo spazio e nuovi orizzonti di vita presente e futura. Sono intese come pratiche di conoscenza che si incontrano attraverso il fare insieme esplorando, documentando questo mondo e il mondo che vogliamo: e pratiche che trasformano lo spazio tra noi, che lo animano e che fanno spazio. Non la tecno scienza, bensì l’osservazione, la partecipazione, l’ascolto, la creatività dell’incontro. Gli oggetti che si animano e che stanno fra noi e in mezzo a noi come un tavolo (In Between) e che ci danno dei confini quando ci relazioniamo con gli altri e cambiano come le relazioni. Fotografie che ci fanno gridare all’ingiustizia (donne che bruciano nelle piazze di Milano i cui corpi e traccia sono stati obliterati). Pratiche artistiche e antropologiche che con la loro curiosità, senso dell’esplorazione, apertura verso il mondo ci fanno pensare”

Il nuovo modo e mondo di configurare scenari futuri si traccia in questa mostra collettiva basata sulla necessità del cambiamento di paradigma, sull’immaginazione, memoria, identità e intelligenza creativa, attraverso l’arte come strumento espressivo della libertà di superare i confini tra finzione e realtà. Si parte dall’individuo in relazione all’ambiente, passando dalla bellezza per arrivare alla riflessione sul come abitare insieme il presente. La mostra presenta sguardi, pensieri e riconfigurazioni di studenti liberi di fare, documentare e immaginare Futuri Emergenti.

 

 

 

PINO DI GENNARO

 

TOCCO IL CIELO CON LE DITA

a cura di Jacqueline Ceresoli

Inaugurazione 11 novembre 2024 ore 18.30
Fino all’ 11 gennaio 2025

La mostra personale di Pino Di Gennaro in occasione dei primi vent’anni della Galleria Previtali a Milano, prende il titolo da una sua scultura Tocco il cielo con le dita (2018) , coglie l’essenza poetica di un pensiero astratto che si fa materia nella scultura fondata sul rapporto cervello, occhio e mano verso l’immateriale, e inscena un viaggio immaginario dalla Natura al Cosmo.
Le sue sapienti mani lavorano dando forma a un qualcosa di simbolico che sta già dentro la materia e tocca diversi aspetti dell’esistenza. Di Gennaro passa dalla modalità di ‘porre’, a quella del ‘levare’, è un artigiano del fare, sculture affermato e consolidato, prima allievo di Alik Cavaliere nei primi anni settanta e nel decennio successivo di Arnaldo Pomodoro, maestri che l’hanno sicuramente forgiato ma non fagocitato. Come dimostra in questa esposizione in cui esplora e conquista geometrie ascensionali, foreste segniche con tensioni tattili e materiche alla ricerca di altre spazialità che spingono lo sguardo verso l’alto, operando dal basso nella materia per trasfigurare significati profondi della Natura, come parte integrante del Cosmo senza copiarli.
L’artista analista, sognante del reale e rigoroso nel fare che nel suo tocco vitale attiva un flusso di energia per plasmare in maniera consapevole cera che poi diventa bronzo, cartapesta o altri materiali, con il fine di materializzare le sue germinati composizioni cosmiche, sculture concave e convesse, verticali e orizzontali sempre in divenire, metamorfiche. Natura e Cosmo nelle sue opere sono convergenti, come cielo e terra, notte e giorno, giustapposizioni che si ricorrono e completano l’uno nell’altra.
Questa mostra inscena un viatico metaforico di volatile leggerezza in bilico tra presenza e sottrazione, contrappunti di pieno e vuoto, luce e ombra in cui anche il bronzo sembra di cartapesta e viceversa. E in questa galleria, ai margini di Milano, Di Gennaro sconfina la materia , crea uno spazio immaginario e si ricrea nell’allestimento, dove nulla è come appare.
Di Gennaro, noto per sculture in bronzo, materiale duttile, in questa mostra attraverso una selezione di opere prodotte dal 2000 a oggi, libera la sua vocazione costruttiva in forme plastiche di un’ ariosa e ritmica leggerezza ponendosi in relazione allo spazio. E nel mezzo del caos cittadino, dove tutto è cambiamento, velocità e irrequietudine, l’artista trova il tempo di mettersi in ascolto del mondo naturale, del cosmo che rivela una dimensione superiore all’esistenza umana.
Nel segno del Blu Klein, per Di Gennaro tutto è fine e inizio, dal piano terra della galleria milanese a quello ipogeo, in cui ogni singola scultura come una nota scritta in uno spartito musicale, traccia composizioni geometriche essenziali e misteriose, grafismi variabili che mappano i suoi voli pindarici verso l’infinito.
L’installazione Millefiori (2023/24), composta da microsculture in ceramica policroma è il contrappunto dell’altra installazione Appunti (2013/17), composta da formelle in bronzo e cartapesta, simili a tessere di mosaico di misure variabili, che impaginano lo spazio con un senso ritmico musicale attraverso composizioni varabili straordinariamente equilibrate. Incanta la nuova serie di Alve-ari in cera e pigmenti che presenta variazioni luminose, giustapposizioni di segni astratti giocati sulle tonalità cromatiche e inserzioni materiche, che producono possibilità di vita attraverso l’indeterminazione delle informazioni, in cui geometria e poesia si ricorrono in una scrittura ermetica che avrebbe affascinato Paul Klee.
Le Preghiere (2000), evocano pergamene trovate in chissà quale tempio Buddista, sono un omaggio alla scrittura primitiva e magica per la sua complessità e bellezza compositiva. Le sue commistioni polimateriche aprono il nostro sguardo a riflessioni sul rapporto tra uomo e natura in dialogo con il cosmo.
Negli ultimi lavori Di Gennaro, superata la fase Informale degli esordi, sperimenta diversi pigmenti e utilizza principalmente cera e cartapesta, materiali sostenibili, così prende posizione e si schiera tra gli artisti impegnati in tematiche ambientali, contro cause ed effetti devastanti l’Antropocene, come per esempio ha dimostrato con le sue installazioni dedicate alle api, guardiane dell’ecosistema.
Di Gennaro nelle sue forme di vita resilienti, include una morale sottesa fondata su una concezione intersoggettiva dell’arte, basata sull’etica della condivisione con il fruitore, parte attiva delle sue opere che presentano una ecologia dello spirito minacciato da troppe immagini diffuse in rete nell’era digitale, in cui è necessario tornare a toccare e non soltanto a guardare le opere come atto di resistenza contro la smaterializzazione e le oscure variabili dell’Intelligenza Artificiale. E se ‘ tocco il cielo con un dito’, allora esisto come frammento dell’infinito.
Di Gennaro con leggerezza ci propone una ecologia mentale, che consiste nel coltivare una dimensione esistenziale e spirituale soggettiva, capace di indicarci come ri- pensare il mondo in maniera trasversale, dove sopra il cielo ci sono gli alberi e sotto gli alberi, al posto della terra, c’è il blu oltremare dove nascono forme germinanti che trascendono i territori esistenziali. E sul filo di questo paradosso, siamo tutti connessi con la natura e il cosmo.
Spiazza e incanta L’Alberto del Miele (2023), composta da una forma rettangolare dorata affiancata da un quadrato blu cobalto, forato che evoca i buchi di Lucio Fontana, in cui fa capolino una minuscola finestrella che incornicia un micro albero del miele dorato, simbolo di vita universale. E’ Un chiaro messaggio ecologista, una meditativa icona di un Eden immaginario, quanto indispensabile.
Per Di Gennaro è divertente sovvertire i codici, come in Sopra il cielo gli alberi (2019) e non le stelle, l’opera in cartapesta e metallo in cui tutto è vita nella sua pacata e metafisica immobilità, dove il blu del mare, del cosmo e dell’infinito è lo stesso colore dei suoi alberi che toccano il cielo e si inscrivono nello spazio tra un ombra e l’altra. L’albero è ricorrente delle opere Di Gennaro come la colonna, le torri Pilastri del cielo (2001/2011)e sculture ascensionali, quasi totem o barriere coralline di un mondo nuovo che prima o poi vivrà.
 
 Jacqueline Ceresoli

Sergio Colleoni

A TRE VOCI

                                                a cura di Maria Lucia Ferraguti  
 
             Inaugurazione giovedì 11 aprile 2024 ore 18.30
             Fino al 18 maggio

           

             Finissage giovedì 9 maggio, ore 19.00

            Sguardo sul contemporaneo

            Intervengono: Marco De Crescenzo (rivista Hestetika), Michele Dolz (artista-                      scrittore), Sabina Tavecchia (architetto), Maria Lucia Ferraguti (storica dell’arte)              Luca Zen (architetto)

Un’intensa citazione di  Sergio Colleoni anticipa: “Sono un Artista, a largo raggio, tra scultura, pittura e disegno”, poi è il temperamento, la salda passione, la sicurezza plastica nell’esprimersi, la libertà che conducono alla varietà delle recenti opere e riportano la sua biografia  all’esperienza dell’Accademia di Brera   e ancora come  assistente di Giacomo Benevelli, titolare di una cattedra di scultura.

L’affermarsi di Colleoni nella scultura in terracotta ingloba l’esprimersi nella pittura quanto  nel disegno e la sicurezza nella plastica  trasforma la fragile materia in piccole sculture dall’identità originale, in equilibrio tra modernità e l’attitudine alla sintesi.

Il suo pensiero di scultore  si riflette nell’opera, studiata, definita, precisa, dal peso interiore, ”non impressionista” e lo accolgono i volumi quando trattengono la pressione dell’energia  trasmessa dal movimento della mano e del pensiero, visibile sia nelle forme più piccole quanto in altre più grandi. Dice: “Suggeriscono una compattezza plastica la cui costruzione  avviene mediante la sovrapposizione di volumi, una definizione di vuoti e di movimenti privi di costruzioni e simbologie, ma fondamentalmente risolti con piena libertà creativa…”. Il linguaggio artistico non è illustrativo e l’arte astratta è la sola per Colleoni capace di coinvolgerlo soggettivamente e, soprattutto, di coinvolgerlo  intensamente.

È un andare oltre l’improvvisazione e l’immediatezza intuitiva, oltre alla bellezza della terracotta che va ricercata e controllata nel ripetersi  dei movimenti tra interno ed esterno della forma. Si rivela quindi nei diversi modi che mutano il variare delle direzioni, di penetrare fino a generare uno scavo essenziale per una nuova spazialità più affossata, dovuta alla vitalità del modellato sull’andare della materia e sul ripiegare in se stessa nell’ avvolgersi del ritorno.  

Le forme multiple, il loro sovrapporsi, l’unità fra altri elementi formano l’incavo dove, tra le fenditure, che accolgono e rispondono alla luce, si deposita nel dialogo tra luminosità ed ombra  anche l’oscurità. Già le piccole sculture, dei bozzetti, trovano uno sviluppo nelle dimensioni  maggiori dove il colore uniforme delle  irrequiete  superfici sopisce la nota autonomia della scultura. Alcune varianti  accompagnano  le sculture astratte verso una realtà artistica  rivolta alla natura, che in Stele trova nella  composizione creata sulla tensione  verticale di  compatti percorsi  simili a linfa vitale l’espansione rigogliosa della forma, che riduce a sintesi suggestiva il riflesso della realtà.

Colleoni nel dipinto “liberamente tratto dal disegno Senza tempo” conduce all’esperienza dell’arte sacra, all’ascesa raffinata delle immagini luminose realizzate nelle vetrate sulle richieste del culto, all’espressione della sua visione della spiritualità insita in tutta la sua arte.

Egli la recupera nei cromatismi particolari dei dipinti. L’albero dalla chioma spinta verso l’esterno, verso la realtà, crea un’alleanza fra le campiture strettamente riunite che i colori intensi  dall’amaranto,  al verde  al prugna, al passaggio del viola fino al marrone trasferiscono un’atmosfera pregnante. Quindi fra i dipinti astratti nell’immagine verticale e dai confini in tensione, per l’apparente ritmo introdotto di elementi curvilinei, trasferisce nella forma  di Presenza l’energia delle risonanze cromatiche.

Altri dipinti ricchi di vibrazioni tonali, secondo equilibri tra sensibilità e la mente, accolgono la vigorosa testimonianza del segno.

Il segno in Di luce appartiene al linguaggio astratto di Colleoni, che lo porta all’autonomia dell’ immagine  ed attiva, nello stesso momento, la  sensibilità della superficie. È un segno  veloce  e potente,  che appartiene alla prima idea e riflette  gli studi e la formazione ed i rapporti con le opere. Colleoni dimostra come le potenzialità dell’artista abbiano la capacità di evolvere le facoltà percettive ed espressive.

Lì, nei disegni privi di linee, l’automatismo del segno di Colleoni attiva  le  variazioni cromatiche della calibrate composizioni, sottolinea l’armonia e gli equilibri fra le tonalità e ne  armonizza il passaggio fra le più chiare e quelle più scure, potenzia le tonalità trasparenti che portano alla profondità, stimola lo sguardo a transitare fra le  loro relazioni, lo sollecita per scorrere sulle forme, rafforza i rapporti d’intensità, valorizza le presenze delle velature, rafforza l’intensità del colore ad affiorare dall’intimo e di essere, in quanto segno,  il visibile “specchio”  del  proprio profondo.

Scrive Fritz Lugt: “… Il disegno è come una confidenza pronunciata a bassa voce, la confessione di un pittore”. Svela Colleoni: “ non sono consapevole mentre dipingo o disegno”.

 

 

 

 

 

 

Veronica Menghi

12

PINOCCHIO LA MATERIA DELL’INCANTO

             a cura di Fabio Trazza

             Inaugurazione 8 febbraio 2024 ore 18.30
             Fino al 29 febbraio

 

In collaborazione con ADI Design Museum, Milano

Le 25 opere dell’artista Veronica Menghi esprimono l’humus culturale  — derivatole dal padre Roberto Menghi, grande architetto e artista anch’egli — il quale conferisce ai lavori in esposizione quella “calma espressiva, che ogni attento osservatore può rilevare come si faccia incantevole in ogni quadro, ogni incisione, ogni ceramica o disegno”.
Jean Blanchaert

La sua tecnica pittorica consente di “velare in forma leggera visioni ed emozioni recenti, dunque di stabilire dei sipari della memoria in coincidenza con una rapida assimilazione dell’immediato.”
Rossana Bossaglia

“Si tratta […] di raccogliere sulla superficie sentieri che vanno verso l’abisso della coscienza, immagini che parlano dello sfacelo del mondo, desideri di conquistare lo spazio del colore attraverso il sapere artigianale della pittura […] la percezione diventa ancor più intensa quando entrano in gioco materiali metallici che producono effetti di luce, oppure quando questi frammenti spingono l’immagine verso un senso di deflagrazione.”
Claudio Cerritelli

“Il lavoro di incisioni di Veronica Menghi non ripercorre semplicemente l’iter narrativo della storia di Pinocchio, la sua non è un’illustrazione della fiaba, ma preleva dalla trama epica del racconto dei tornanti cruciali, integralmente depsicologizzati, che assurgono in questa nuova concatenazione al carattere di un ciclo […] l’incisione, costruita sui frammenti e sugli scarti della rappresentazione non manifesta la storia di Pinocchio nelle sue scansioni esistenziali, ma dà luogo ad una selezione particolare, il cui denominatore comune è quello del motivo delle metamorfosi delle maschere. La maschera della menzogna, dell’illusione, del buon ordine, della falsa integrazione, ma anche la maschera della dissipazione, della violenza, dell’intrigo e del godimento.”
Massimo Recalcati

Stefania Langfelder

 
MEMORIE E IMPRESSIONI
a cura di Lorenzo Valentino

 

 

La produzione di Stefania Langfelder è caratterizzata, per la maggior parte delle sue opere, da campiture dimezzate bianche e azzurre, abitate da aggregati di figure all’apparenza filiformi, schierate lungo perimetri areali della coscienza impegnata a districarsi dall’enigma del quotidiano. Un mistero fitto e stratificato sull’asse portante del proprio destino, dipinto come forma scolpita nel legno o incastonato nel marmo lucido e freddo di un’esistenza liquida e informe. Il movimento dei corpi metamorfizzati, scrutato dall’occhio anfibio, è collocato poi spazialmente nell’etere dell’indecisione, gerarchicamente disposto non secondo valori di sostanza ma catturato dall’intensità etica di uno sguardo che sconfina nell’ambiente disteso dal dolore.

In alcune tele s’intravedono infine grumi di verità alla deriva, dalla tinta rosso violaceo, che galleggiano tra arcipelaghi di passione per  annunciare  l’inizio delle danze urbane accompagnate da un florilegio di volti, segni dell’ immaginaria inconsistenza oggettivata in polveri dalle tinte cirrotiche. Figure evanescenti in dialogo, consumate dal tempo, tra borbottii e coaguli di pensieri, svaporati in reticoli di cristalli  pieni di turbamento, sullo sfondo di epifaniche dolcezze che irritano l’incoscienza ma che incantano.

 

 

 

MIMMO DI MARZIO – PAOLO MANAZZA

BROTHERS

Inaugurazione  mostra lunedì 9 ottobre ore 18,30. 

Seguirà tavola rotonda a cura di Luca Zuccala, direttore rivista Artslife, Le vie alternative del mercato dell’arte.

Finissage: “The second life, giornalisti e/o pittori ovvero raccontare storie tra parole e immagini”. Intervengono Paolo Manazza (Corriere della sera), Mimmo Di Marzio (Il Giornale), modera Silvestro Serra, direttore del mensile “Touring” del Touring Club Italiano. Lunedì 20 novembre 2023, ore 19.00

Fino al 20 novembre 2023


 

La Galleria Previtali, arte contemporanea  inaugura una mostra di opere di Mimmo Di Marzio e Paolo Manazza, che nel corso degli anni hanno perseguito e approfondito la loro intensa ricerca pittorica, parallelamente alla carriera giornalistica. Figurativo il primo, informale il secondo, la loro produzione trova un forte fil rouge nell’antica amicizia e intesa intellettuale, ma anche nella matrice espressionista che ne contraddistingue la poetica e uno stile in cui prevale la forza del segno, della materia e del colore. In mostra, una cinquantina di opere di grande e piccolo formato, oli su tela che nel caso di Di Marzio privilegiano la rappresentazione del corpo come manifesto di un’umanità verista e decadente. Nel caso di Manazza, i rimandi all’espressionismo astratto evidenziano un profondo studio del colore che si esprime come un caleidoscopico alfabeto di passioni.  Durante la mostra, si terrà anche un incontro a cura del direttore di Artslife Luca Zuccala dal titolo “Le vie alternative del mercato dell’arte”. Prendono parte: Marco Marelli (Forme Uniche), Camilla Gurgone (Spazio Serra), Giulio Verago (Via Farini), Caterina Angelucci (Scrittrice), Maryna Rybackova (Rea fair, Artsted), Chiara Sorgato (Artista), Matilde Scaramellini (T14). Durante la tavola rotonda si affronteranno i temi legati al mercato dell’arte che, rispetto agli standard tradizionali, oggi trova nuovi canali complementari o alternativi a quello delle gallerie d’arte, tra nuove piattaforme online, fiere virtuali e spazi alternativi gestiti in alcuni casi dagli artisti stessi.  La Galleria Previtali organizza per il finissage un incontro-dibattito dal titolo: “The second life, giornalisti e/o pittori ovvero raccontare storie tra parole e immagini”. Intervengono Paolo Manazza (Corriere della sera), Mimmo Di Marzio (Il Giornale), modera Silvestro Serra, direttore del mensile “Touring” del Touring Club Italiano. Lunedì 20 novembre 2023, ore 19.00

 

La mia BRERA

 

 

Inaugurazione mostra: giovedì 15 dicembre 2022 ore 18.30                                fine mostra 11 marzo 2023

 

Il progetto La mia BRERA è un’occasione espositiva per 60 artisti che hanno frequentato, dal 1970 al 2000, l’Accademia di Belle Arti di Brera e che hanno conseguito il diploma alla cattedra dei maestri storici da Aldo Carpi, Achille Funi, Gianfilippo Usellini, Domenico Cantatore, Tito Varisco, Domenico Purificato, Luca Crippa, Giovanni Repossi, Alik Cavaliere, Mino Ceretti, ecc.. L’articolazione per immagini e parole della mostra approfondirà il ruolo attivo e propositivo dell’Accademia di Brera e l’attuale responsabilità culturale degli artisti militanti nel mercato dell’arte e in società. Una realtà dialogante costruita attorno ai destini professionali degli ex allievi di Brera, organizzata secondo una linea di sviluppo iconografico-narrativo che evidenzi le problematiche esistenziali in relazione ai differenti linguaggi individuali e ai condizionamenti delle dinamiche culturali. Nel corso della mostra presso la Galleria Previtali saranno organizzate serate a tema con il coinvolgimento di personalità rappresentative dei diversi profili professionali, storici dell’arte, designer, architetti, collezionisti, giornalisti, imprenditori. Si ringrazia il Rotary Club Milano-Europa per la sensibilità e il sostegno manifestato nei confronti dei giovani studenti di Brera provenienti da tutto il mondo.

 

CALENDARIO INCONTRI IN GALLERIA

 

mercoledì 11 gennaio 2023, ore 18.30
Le anime di BreraStefano Zuffi (Storico dell’Arte), Anna Torterolo (Storica dell’Arte, Amici di Brera)

 

giovedì 19 gennaio 2023, ore 18.30
I maestri e gli Ex allievi di BreraElena Pontiggia (Storica dell’Arte), Nicoletta Colombo (Storica dell’Arte)

 

giovedì 26 gennaio 2023, ore 18.30
In dialogo con la storiaAndrea Del Guercio (Storico dell’Arte), Stefano Pizzi (Titolare cattedra di Pittura Accademia di Brera), Stefano Zecchi (Filosofo, Giornalista, ex Presidente Accademia di Brera), Bruno Gandola (Docente Brera, Scultore), Gastone Mariani (Docente Brera, Scenografo)

 

giovedì 2 febbraio 2023, ore 18.30
Luoghi della formazione, spazi espositivi e dinamiche di mercatoIvan Quaroni (Critico d’Arte), Chiara Canali (Critica d’Arte), Andrea Dusio (Storico dell’Arte), Alessandra Redaelli (Critica d’Arte)

 

giovedì 9 febbraio 2023, ore 18.30
Arte e impresaFrancesco Buzzella (Presidente di Confindustria Lombardia), Umberto Cabini (Presidente Fondazione Compasso d’Oro ADI, Milano), Alessandra Coppa (Docente Accademia di Brera), Gianni Macalli (Direttore artistico Arti Design Impresa)

 

giovedì 16 febbraio 2023, ore 18.30
La diffusione dell’arte a mezzo stampaFranco Fanelli (Docente tecniche dell’incisione Accademia Albertina di Belle Arti Torino, già vice Direttore del Giornale dell’Arte), Rosella Ghezzi (Giornalista, Moderatrice), Mimmo Di Marzio (Giornalista, Critico d’Arte), Armando Massarenti (Filosofo, Giornalista del Sole 24 Ore), Sante Bagnoli e Vera Minazzi (Jaca Book Editrice).

 

ARTISTI PARTECIPANTI

M. Anselmi, S. Arrigo, M. Barberis, C. Bera, F. Berner, D. Bianchi, S. Bocchi, G. Bonardi, M. Brotto, L. Calligola, D. Cantatore, A. Cascella, N. Cassani, V. Ceci, F. Cheli, P. Comand, G. Conservo, V. Cuoghi, M. C. Daccò, P. Diana, P. Di Gennaro, R. Feri, M. Ferrari, R. Ferrari, M. Ferroni, S. Fiori, L. Fornasieri, A. Funi, R. Galbusera, A. Gallo, B. Gandola, A. Ghinzani, M. Jannelli, S. Langfelder, F. Laska, E. Leli, A. Lion, G. Lodigiani, S. Lomi, M. Lommi, G. Lo Presti, G. Macalli, F. Magro, A. Maksimjuk, F. Marabelli, P. Marchese, S. Martignoni, A. Mazzotta, A. Met-Hasani, L. Minguzzi, S. Montani, M. Montesissa, M. Moro, S. Moroni, M. Odello, R. Pancera, L. Pescador, S. Pincolini, S. Pizzi, E. Poletti, M. Previtali, D. Purificato, F. Quezada, M.G. Quinto, G. Repossi, M. Rossetti, S. L. Rossi, S. Savino, S. Soldati, F. Spalla, E. Sperandio, S. Terruso, L. Teruggi, A. Turchiaro, S. Uberto, G. Usellini, C. Villani, B. Visentin, Y. S. Young, M. Zappino

GIULIO IACCHETTI

UOVA NUOVE
ovvero progettare l’improgettabile
 
Inaugurazione  mostra 9 giugno, ore 18.30 con la partecipazione di Enzo Iacchetti.
 
Esposizione dal 6 al 12 giugno 2022

 

 

 

In mostra una collezione di dodici uova ospitate in nidi di rami intrecciati. Le loro forme organiche prendono strane derive sia in termini di dimensioni, di strani profili, di segni che solo apparentemente possono aderire allo scopo.

Dice il designer Giulio Iacchetti: “Le uova mi sono sempre piaciute, e non solo a
tavola…mi piaceva giusto per capirsi, anche l’uovo di legno utile per rammendare le calze. Forse sono attratto dalla sua forma perfetta e definitiva (benchè fatta con
il culo come diceva Bruno Munari). Le uova mi prendono a tal punto che qualche tempo fa ho provato a disegnarne di nuove”.

Il designer invita lo spettatore a immaginare quale tipo di volatile, rettile, anfibio
di fantasia le abbia deposte, così da una storia ne nascono altre dieci, dilatando i
confini dell’immaginazione. A completare la mostra un video di Enzo Iacchetti, nel ruolo di fantaetologo esperto in ovologia.

In occasione dell’inaugurazione ci sarà in presenza lo straordinario Enzo Iacchetti che dal vivo, analizzerà le uova, ne spiegherà l’origine e ciò che nascerà dallo loro improbabile schiusa.

La manifestazione rientra nell’ambito della programmazione del Fuori Salone del Mobile. Per tale occasione gli orari di apertura al pubblico saranno i seguenti: lunedì-venerdì 16.00 – 19.30      sabato 10.00 – 19.30

L’evento è sponsorizzato da Azienda Agricola ALMA snc. 
Seguirà rinfresco

 

 

FEDERICO MAGGIONI

MILANO E I LUOGHI DELLA FANTASIA

Inaugurazione  mostra (10 marzo 2022) con presentazione di Ferruccio De Bortoli.  Finissage mostra Federico Maggioni in dialogo con Luca Crovi (scrittore, giornalista), Vera Minazzi e Pietro Corraini (editori).

Fino al 15 aprile 2022

 

Le illustrazioni di Federico Maggioni esprimono la forza eruttiva e la magia del disincanto insieme combinate alla trepidazione coloristica della forma. Gli ambienti esotici, carichi di primitiva sensualità, avvolti da morbidi e ipnotici colori (Cose turche), i personaggi inquieti, inseriti in trame psicologiche intricate, si alternano sulla scena sociale, nell’ambiguità plastica ed evanescente, a oscure macchiette  animate dall’irriducibile desiderio di rivolta (I promessi sposi, Jaca Book Edizioni). Suoni, figure dell’immaginario, sentimenti stoccati dal patimento della solitudine, umanità incomprese ma appassionate (Rigoletto), forniscono a Maggioni lo spunto per illustrare il volto di una città icasticamente orientata a rappresentare un’interiorità precipitata, ormai indistinta sui margini di un abisso privo di centro. Il gesto inceppato dell’ombra che dilania il movimento, l’ironia spavalda e consigliera conferiscono al suo stile un tratto personalissimo di straniamento esaltato dal filtro ipnotico dell’interpretazione. Federico Maggioni è senz’altro uno dei più autorevoli illustratori del nostro tempo; la sua personalità, carica di umanissima comprensione, lo porta a sostenere la semplicità dei valori e l’entusiasmo dell’umile sognatore senza tempo.      Ingresso Libero.